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EDITORIALE

di Gabriele Marrazzini
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L’OTTIMISMO della ragione
Speranza e fiducia. Sono i sentimenti con cui ci prepariamo ad affrontare i prossimi mesi. Lo slogan “rigore, crescita, equità”, attribuito al nuovo Governo Monti, ha poco a che fare con la retorica e molto a che vedere con l’ottimismo della ragione. Quello che ci aspettiamo, a breve termine, è una riconciliazione tra le forze politiche, l’Italia, i cittadini. Una governance che torni ad essere il cuore pulsante della democrazia. «La crisi – come ha riferito il nuovo esecutivo al Parlamento - non è solo italiana, ma colpisce in maniera più forte il nostro Paese che fatica più di altri a trovare una via d’uscita». Se l’euro fallisse, tutta l’Eurozona sarebbe in pericolo. Molte delle difficoltà incontrate dall'Europa nella gestione della crisi derivano da difetti di amministrazione della cosa pubblica. Sicuramente bisognerà apportare profonde modifiche alle regole europee ed è indispensabile che al più presto l’Italia smetta di essere considerata l’anello debole della catena e possa riprendere il posto che le spetta nelle sedi decisionali comunitarie, perchè se si lascia decidere tutto ad altri non è detto che questi abbiano a cuore anche gli interessi del nostro Paese.
E così, rassicurata la politica sul fatto che il Governo tecnico - meglio sarebbe chiamarlo di impegno nazionale - non vuole sostituirsi al Parlamento e ai partiti, e chiariti i nostri interessi e i nostri obiettivi nei confronti dell’Europa nella quale ci identifichiamo, il professor Monti ha anche indicato a grandi linee le azioni che il suo Governo intende perseguire. Si è parlato di “politica dei due tempi” orientata prima ad affrontare l'emergenza, e poi a varare un progetto generale di modernizzazione delle strutture economiche indispensabile per la crescita. In realtà le due cose dovrebbero procedere di pari passo, dato che anche le misure di emergenza devono essere tali da contenere aspetti strutturali che avranno efficacia in tempi più lunghi, ma che sono indispensabili per influire sulle aspettative degli investitori, i quali badano non solo al risultato immediato delle loro scelte ma soprattutto alla sostenibilità, nel tempo, del loro investimento.
L’enfasi maggiore del nuovo esecutivo sembra sia stata posta sulla crescita. «Sacrifici ci sono stati - ha detto Monti - e ci saranno. Essi dovranno essere fatti nel segno dell'equità, andando a calcolare questa equità non solo nei confronti dei gruppi sociali e politici più forti e organizzati, ma anche rispetto a tutti coloro che non hanno la forza per associarsi, come i giovani e le donne, le due grandi ricchezze sprecate di questo paese». Sulle misure concrete Monti ha preferito non scendere nei dettagli, anche se ha citato la maggior parte dei capitoli, da tempo motivi di dibattito: dal taglio dei costi della politica al riordino dell'amministrazione, dalle privatizzazioni alle liberalizzazioni, dall'evasione fiscale all'emersione del sommerso. Riguardo al mercato del lavoro, il Governo ha sottolineato che, con il consenso delle parti sociali, si procederà alla parificazione di una situazione che attualmente vede un dualismo inaccettabile ed antieconomico tra chi è troppo protetto e chi non lo è per nulla. Mentre a favore delle aziende, il neoeletto presidente del Consiglio si muoverà per spostare la contrattazione più vicino alle aziende e per ridurre la tassazione sul lavoro e sulle imprese in modo da recuperare un po' di competitività alle produzioni della nostra penisola. Che la parola cambiamento torni nel vocabolario italiano?

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