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PER LO SHOWROOM

I FIGLI ENTRANO IN AZIENDA ::: Quando i FIGLI entrano in AZIENDA
    FORMAZIONE di Jurg Burger
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Il legame familiare è un fattore psicologico importante, capace di generare grandi motivazioni e impegno. Ma non è privo di rischi. Bisogna fare i passi giusti.

Lo showroom multimerceologico è quasi sempre la filiazione di un’azienda preesistente. Può sorgere a fianco della rivendita di materiali edili, per mostrare ai propri clienti i prodotti venduti, oppure separatamente nel centro cittadino, con l’obiettivo di aumentare la visibilità e conquistare nuovi clienti.
La nascita dello showroom coincide spesso con l’inizio di una conduzione familiare dell’azienda: il padre continua a gestire la rivendita e la moglie o i figli lo showroom.
Le aziende familiari si sviluppano con dinamiche proprie, che differiscono da quelle delle aziende non familiari. Il legame familiare è un fattore psicologico importante, capace di generare grandi motivazioni e impegno. Ma non è privo di rischi quando le relazioni familiari non sono ottimali.
Due sono i momenti particolarmente importanti e delicati nella vita di un’azienda familiare:
- l’inserimento dei figli
- il ricambio generazionale, quando la gestione dell’azienda passa dai genitori ai figli.
Pur essendo due eventi distanti nel tempo, fanno parte di uno stesso ciclo di vita e dipendono uno dall’altro.
È nel periodo dell’inserimento che i figli si appassionano al lavoro dei genitori oppure ne prendono le distanze.
Nel primo caso si creano le condizioni per una conduzione familiare prima e una naturale successione poi. Nel secondo caso i genitori porteranno avanti l’attività fino a quando la salute e il desiderio di farlo li sosterrà, dopodiché venderanno o chiuderanno l’azienda.
Non entriamo nel merito della questione se sia giusto o meno che i figli lavorino nell’azienda dei genitori. I fattori che possono influenzare positivamente o negativamente la scelta sono numerosi e spesso soggettivi.
Vediamo piuttosto come creare le condizioni migliori per favorire l’inserimento dei figli e poter verificare a distanza di qualche anno se desiderano portare avanti l’attività intrapresa dai genitori, se hanno le capacità, le cognizioni e le motivazioni necessarie per condurla con successo e soddisfazione.
Il primo passo è la libera scelta e non l’obbligo. Si può iniziare a lavorare nello showroom di famiglia con motivazioni diverse: per guadagnare qualcosa mentre si studia, perché non si trova lavoro altrove, per provare a vedere com’è, per fare esperienza, per non dipendere economicamente dai genitori, per occuparsi di un’area di lavoro scoperta. Qualunque sia la motivazione, è bene che la decisione sia presa con consapevolezza e chiarezza.
I primi mesi di lavoro di un giovane sono importanti, perché le prime impressioni e le prime esperienze tracciano sensazioni ed emozioni durature e formano convinzioni che accompagneranno la vita professionale per molto tempo.
Come si favorisce il buon inserimento di un figlio nell’azienda?

::: UN RUOLO NELL'AZIENDA
Anzitutto il figlio, come qualsiasi neoassunto, non deve essere il jolly da impiegare un po’ qua e un po’ là secondo le necessità del momento.
Non c’è nulla di più demotivante del sentirsi un semplice esecutore di ordini: due braccia in più che obbediscono a un’altra volontà, senza comprenderne le ragioni e le motivazioni.
Se vogliamo appassionare un figlio a un lavoro, diamogli un ruolo nell’azienda e dei compiti da imparare a svolgere. Ruoli e compiti potranno variare nel tempo, per acquisire esperienza nelle diverse aree di attività, ma è importante che siano sempre definiti con chiarezza. Solo così è possibile formarsi un’identità professionale, sentendo di avere un ruolo nell’azienda e attivarsi col tempo a migliorare e pensare con la propria testa.

::: UNA PERSONA DI RIFERIMENTO
Per imparare a svolgere un lavoro è utile avere una persona di riferimento, un “tutor” che aiuti a muovere i primi passi nell’ area di attività. Il rapporto col tutor deve essere definito con un accordo che stabilisca i ruoli, i compiti e le responsabilità.
I compiti del tutor sono:
- insegnare a eseguire i compiti
- trasmettere la propria esperienza
- aiutare a superare difficoltà
- valutare le capacità dell’allievo e fornire indicazioni utili per la stesura del Piano di Formazione
- dare dei feedback, in modo da avere dei criteri per stabilire se un compito è stato eseguito bene, discretamente o male.

I compiti di chi apprende sono:
- seguire le indicazioni e i consigli del tutor e metterli in pratica
- accogliere i feedback del tutor e imparare a riconoscere e valutare da sé le capacità che si hanno e quelle da sviluppare.
Un giovane che inizia a lavorare come venditore, per esempio, ha bisogno di:
- conoscere le caratteristiche e i prezzi dei prodotti esposti
- imparare un metodo di approccio al cliente
- sperimentarsi sul campo, andando incontro ai clienti che entrano nello showroom
- ricevere un feedback per sapere cosa ha fatto bene e cosa dovrà sforzarsi a migliorare.

::: INSEGNARE UN METODO DI LAVORO
Un aspetto spesso trascurato nell’inserimento di un figlio o di un familiare nell’azienda è l’insegnamento di un metodo di lavoro.
L’attenzione è focalizzata sull’esecuzione di singoli compiti, come formulare un preventivo, compilare un documento di trasporto, emettere una fattura, ecc. Ma sapere come organizzare il lavoro, come stabilire cosa fare prima e cosa dopo, come evitare che la scrivania si riempia di carte, come ritrovare i documenti quando servono, è altrettanto importante, specialmente se si desidera formare un collaboratore che sappia svolgere il proprio lavoro in modo autonomo e responsabile.
Il metodo di lavoro comprende delle abilità e delle attività che fanno la differenza tra “gestire” l’azienda e “improvvisare”.
Nelle attività di uno showroom multimerceologico un buon metodo di lavoro deve mettere in condizione di:
- organizzare e programmare il lavoro nel giorno e nella settimana
- stabilire le priorità
- programmare le attività ricorrenti
- gestire e rispettare le scadenze
- prendere decisioni adeguate
- scrivere delle procedure di lavoro
- stilare dei piani di lavoro
- gestire e archiviare correttamente i documenti
- organizzare razionalmente i file sul computer
- gestire tempestivamente le emergenze e i reclami dei clienti.
Possiamo paragonare il metodo di lavoro di un’azienda al sistema operativo di un computer e le attività ai diversi software.
Un buon metodo di lavoro fa “funzionare” in maniera adeguata ed efficiente le capacità e le competenze di una persona che svolge un compito.
Dove manca un metodo di lavoro regna l’improvvisazione, e l’improvvisazione genera dispersione di tempo, energia e capacità.

::: IL PIANO DI FORMAZIONE
I corsi di formazione sono una preziosa opportunità di crescita per i giovani che imparano a lavorare nell’azienda di famiglia.
Grazie ai finanziamenti del Fondo Sociale Europeo molte associazioni di categoria offrono a condizioni vantaggiose corsi di formazione rispondenti alle esigenze degli associati.
I corsi sono un’occasione per conoscere altre realtà, ampliare il bagaglio delle proprie conoscenze e acquisire nuove competenze sia tecniche che relazionali.
Per una buona pianificazione dei corsi è utile redigere un Piano di Formazione personalizzato.
Il Piano contiene:
- una valutazione delle capacità fatta dal tutor o dal titolare dell’azienda
- una autovalutazione della persona che sta imparando il lavoro
- una lista delle cognizioni da acquisire
- una lista delle capacità da sviluppare
- un programma dei corsi da frequentare, con le date, le sedi e i costi.
Il Piano di Formazione va aggiornato periodicamente e dovrebbe accompagnare le persone per tutta la loro vita professionale.
Il mondo, il mercato e le leggi sono in continua evoluzione, generando nuove esigenze formative, talvolta anche obbligatorie come nel caso della sicurezza o della privacy.
Sin dall’inizio è consigliabile raccogliere e conservare gli attestati di partecipazione, in modo da poter documentare in caso di necessità l’investimento fatto nella formazione.

::: UNO SGUARDO AL FUTURO
Al termine della prima fase di inserimento, se viene confermato dai figli l’interesse per l’azienda e la volontà di lavorarvi, l’imprenditore lungimirante dovrà volgere lo sguardo al futuro e stimolare nei figli le abilità che consentiranno loro di affiancarlo nella guida dell’azienda e, un giorno, sostituirlo.
L’attitudine imprenditoriale è un insieme di qualità umane e abilità da coltivare nel tempo.
Non si inizia mai abbastanza presto e facilmente passano in secondo piano rispetto alle urgenze quotidiane.
Il rischio maggiore è quello di ritrovarsi un giorno a sapere tutto sulle ceramiche e sui pavimenti in legno, ma non avere un’idea chiara di cosa significhi dirigere un’azienda.
Ricordiamo allora alcune delle abilità imprenditoriali da coltivare per affrontare serenamente il ruolo di guida nell’azienda:
- la capacità di osservare e analizzare il mercato per cogliere nuove tendenze che possono rappresentare delle opportunità di crescita per l’azienda; per farlo servono curiosità e interessi per i prodotti che si vendono, insieme alla capacità critica di distinguere le mode passeggere dalle tendenze più profonde e durature che nascono da cambiamenti nella coscienza e nei valori delle persone;
- la capacità di generare visioni future dell’azienda; senza una visione, senza un sogno imprenditoriale, si corre sul posto e si ripete per abitudine ciò che si è sempre fatto, favorendo l’inizio del declino;
- la capacità di trasformare le visioni in obiettivi concreti e, soprattutto, di pensare e organizzare il lavoro in funzione degli obiettivi scelti;
- la capacità di coinvolgere e motivare i collaboratori;
- la capacità di curare le relazioni con i clienti più importanti: gli architetti e gli artigiani che acquistano abitualmente nello showroom;
- la capacità di effettuare un controllo di gestione che permetta di avere ogni mese un quadro aggiornato dell’andamento delle vendite, dei costi e dei margini di ciascuna tipologia di prodotto.
Chi sa gestire bene l’inserimento di un figlio o di un altro familiare giovane nell’azienda, ha l’opportunità di verificarne le potenzialità e costruire le basi per una collaborazione proficua.
I rapporti nelle aziende familiari sono più complessi rispetto a quelli delle altre aziende e facilmente si trasferiscono nell’azienda problemi di relazione che preesistono in famiglia. Quando i rapporti sono costruttivi e si ha la capacità di distinguere i ruoli professionali e aziendali da quelli familiari, il legame familiare rappresenta una risorsa positiva, che unisce, attiva e stimola le persone più di quanto non avvenga nelle aziende formate da soci e dipendenti.


 

PER LO SHOWROOM ...

  

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