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DAL MERCATO

MAPEI - industria chimica ::: “Cari colleghi, NON POSSIAMO STARE FERMI”
    PRIMA PAGINA a cura di Federica Fiorellini
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Parla chiaro Giorgio Squinzi, a.d. Mapei, neoeletto nel Comitato di Presidenza di Confindustria. Della crisi, della necessità di innovare, di ambiente, del ruolo dell’industria chimica nell’economia. Vi proponiamo un estratto della sua “intensa” relazione all’assemblea 2010 di Federchimica (che presiede dal 2005). Molti gli spunti di riflessione per l’imprenditoria italiana.

Questa crisi non è passeggera, non è simile alle altre, ma ha conseguenze strutturali su Nazioni, Settori, Imprese e Cittadini.
Per le nostre imprese la fase più acuta, quella caratterizzata da un crollo mai visto del mercato e dell’attività produttiva, sembra essere superata.
Abbiamo dovuto affrontare questa fase concentrandoci sulla gestione dell’emergenza: garantendo la tenuta economico-finanziaria delle nostre imprese, tutelando i nostri uomini, cioè il nostro patrimonio di conoscenza e di identità, stando vicino e dando respiro ai nostri clienti, spesso facendo loro anche da “banca”.
La situazione attuale, per certi versi, è anche più critica: dopo un anno di risparmi nei costi, il 2010 vede le materie prime già in grande tensione. La loro domanda è, infatti, determinata dalla crescita del mercato mondiale, mentre i nostri prezzi di vendita sono condizionati da quello europeo ancora in crisi.
Dobbiamo, però, uscire dalla logica dell’emergenza e saper guardare lontano, proprio perché la crisi ha e avrà grandi effetti strutturali.
Sui giornali si scrive, fin troppo, degli effetti sull’economia, mentre poco si parla di quelli sull’industria. Ma noi sappiamo bene che cosa sta succedendo nei nostri mercati. Quattro anni con livelli produttivi sotto del 15%, capacità utilizzata spesso inferiore al 70%, margini sotto pressione da molti anni: il risultato non potrà che essere una sostanziale modifica del tessuto industriale.
Senza un forte rinnovamento, c’è il rischio che intere filiere produttive, a valle della Chimica, si ripieghino su loro stesse con il rischio anche di scomparire.

::: INTERNAZIONALIZZAZIONE E INNOVAZIONE
Nel nostro settore stanno reagendo meglio le imprese che avevano anticipato il cambiamento, cioè che avevano già fatto un salto sostanziale nella propria attività innovativa, che avevano affrontato la sfida dell’internazionalizzazione produttiva e della crescita dimensionale, che avevano sviluppato soluzioni sostenibili per i propri utilizzatori. Il tutto “condito” con la fortissima specializzazione tipica della Chimica nel nostro Paese, quella che permette alla media e anche piccola impresa di reggere il confronto con i grandi gruppi mondiali.
Queste imprese stanno reagendo meglio, perché sono là dove i mercati crescono, perché difendono i margini con l’innovazione, perché hanno le risorse per reggere l’impatto della crisi. Tra tre - cinque anni, il mercato sarà certamente molto diverso, in molti casi sarà più piccolo in Europa, ma quasi sempre più grande nel mondo.
Cari colleghi, non possiamo stare fermi. L’impresa chimica deve andare avanti: deve investire sul futuro consapevole dei punti di forza del presente.
In particolare, la crisi non deve bloccare, e nemmeno frenare, lo sforzo di internazionalizzazione e di ricerca.
Nelle fasi di crisi si può innovare maggiormente, perché c’è minore resistenza al cambiamento e quelli che sembrano eventi disastrosi possono favorire progressi considerevoli.
Centinaia di imprese chimiche hanno già fatto un grande salto di qualità e lo hanno fatto con coraggio, in un decennio di stagnazione, di costi elevati e prezzi di vendita poco remunerativi.

 

MAPEI - industria chimica ::: A COLLOQUIO CON GIORGIO SQUINZI

Area Showroom: Esiste, a suo avviso, una chimica amica dell’ambiente?
Giorgio Squinzi: Se diamo uno sguardo a tutte le ricerche e le statistiche realizzate negli ultimi 20 anni attorno a questo tema, ci possiamo facilmente rendere conto che la chimica si è migliorata sotto tutti i parametri.
Un esempio per tutti? Ci sono importanti studi internazionali che dimostrano che per ogni tonnellata di CO2 emessa dalle aziende chimiche c’è un risparmio medio di 2,7 tonnellate all’anno di CO2 a valle.
Cosa significa in concreto? Pensiamo per esempio ai prodotti utilizzati per l’isolamento termico a cappotto degli edifici: per ogni tonnellata di anidride carbonica emessa in ambiente per produrre adesivi, isolanti, pitture, c’è un considerevole risparmio di fabbisogno energetico (2,7 tonnellate di CO2 appunto) per riscaldare e raffreddare le nostre case.
Quanto a Mapei, da sempre lavoriamo con molta determinazione in questa direzione, in anticipo sui parametri stabiliti dal protocollo di Kioto. Basti pensare che due terzi circa della nostra ricerca - parliamo di circa 60 milioni di euro all’anno - vengono investiti dal Gruppo nella ricerca e nello sviluppo di prodotti e sistemi sempre più compatibili con l’uomo e con l’ambiente. Uno degli obiettivi raggiunti è l’azzeramento quasi completo dell’impiego di solventi nocivi: oltre che un motivo di orgoglio, un forte stimolo alla ricerca.

Area Showroom: Cosa può fare l’impresa italiana, e cosa sta facendo Mapei, per contribuire far crescere il nostro Paese e per dare un futuro migliore ai nostri figli?
Giorgio Squinzi: Noi imprenditori non possiamo piangerci addosso, stare qui passivamente a chiedere incentivi, bisogna che ci rimbocchiamo le maniche e ritorniamo a investire, giocando in attacco anziché in difesa.
Io ritengo che il futuro del nostro Paese dipenda in larga parte dall’internazionalizzazione del nostro sistema manifatturiero. Dobbiamo sforzarci di essere competitivi all’interno del Paese, incidendo sui nodi storici che frenano l’industria: alto costo dell’energia, complicazioni burocratiche, un sistema normativo penalizzante, la fatiscenza del sistema infrastrutturale. Ma al tempo stesso dobbiamo cercare di internazionalizzarci, al limite anche produttivamente, perché il made in Italy acquisisca una parte sempre più importante del mercato globale.
Se saremo capaci di fare questo creeremo un futuro e una speranza per i nostri figli. Nel caso contrario siamo destinati a un declino, inizialmente magari lento, ma inesorabile.



::: SI DEVE RISCHIARE DI PIU'
Nei mandati della mia presidenza ho incontrato centinaia di associati che mi denunciavano le inefficienze esterne, il peso sull’impresa di un Paese che sembra più sopportarci che aiutarci.
In questi anni mi sono, però, sempre più convinto che dobbiamo guadagnarci il rispetto e il sostegno e non solo richiederli ed esigerli. Sarebbe troppo facile. Dobbiamo fare la nostra parte fino in fondo per poter chiedere alle Istituzioni di fare la loro.
Sono convinto, innanzitutto, che si deve rischiare di più: si deve tornare allo spirito che aveva pervaso il Dopoguerra dei nostri padri. La situazione allora era certamente più difficile, ma loro ce l’hanno fatta. Dobbiamo farcela anche noi. Si devono avere progetti nuovi su cui puntare, su cui investire le risorse aziendali e per convincere banche e investitori esterni.

::: CHIMICA E PRODUZIONE SOSTENIBILE
L’industria chimica ha un ruolo indispensabile da svolgere nel passaggio a una produzione sostenibile. Noi ci impegniamo in questa direzione, ma chiediamo a tutti coloro che a diversi titoli ricoprono ruoli in Europa di essere al nostro fianco.
Il 2011 sarà l’Anno internazionale della chimica: lo ha proclamato l’ONU nell’ambito del decennio dedicato all’educazione allo sviluppo sostenibile. È un’occasione unica per dimostrare, anche ai più scettici, quanto la Chimica sia fondamentale per la qualità della nostra vita. L’industria chimica deve, insieme alle Istituzioni, saper cogliere questa straordinaria opportunità per migliorare la conoscenza della Chimica e dei suoi prodotti. Federchimica è pronta a impegnarsi per dare la massima importanza a questo appuntamento.
Un appuntamento imperdibile per restituire alla Chimica la reputazione che merita: quella di una scienza, di una professione e di un’industria in grado di tutelare al meglio la nostra salute, la nostra sicurezza e l’ambiente in cui viviamo.

 

DAL MERCATO ...

  

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