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::: Superare le obiezioni nel COLLOQUIO DI VENDITA GESTIONE di Jurg Burger
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Il segreto è valorizzare
il pensiero del cliente “allargando”
la sua cornice cognitiva.
Scopriamo come ...
Nella prima parte del servizio, pubblicata sul
numero 1, gennaio-marzo 2011, di Area Showroom,
abbiamo visto come l’esito della trattativa
di vendita dipenda essenzialmente da un fattore.
Ovvero la capacità del venditore di gestire efficacemente
il delicato momento in cui opinioni e interessi
diversi si incontrano e si scontrano. Scopriamo adesso
come superare eventuali “conflitti”.
::: Bypassare le contestazioni
dei clienti
Le obiezioni riguardano quasi sempre un aspetto specifico
del prodotto. Il cliente non rifiuta il prodotto in
toto, anzi, ne riconosce alcuni vantaggi, ma poi si fissa
su un particolare e dice una frase del tipo: “È molto
bello, però è caro!” oppure: “Si, il pavimento stratificato
è comodo e veloce da posare, ma quando bisogna
lamarlo ha solo pochi millimetri di spessore.”
Una volta espressa, l’obiezione tende a diventare il fulcro
della trattativa. Il venditore minimizza o mette
tutti gli altri vantaggi sul piatto della bilancia e il cliente
riafferma la sua perplessità, inghiottendo in un buco
nero tutte le buone argomentazioni del venditore.
::: Recuperare la visione
d’insieme
Una buona strategia per superare le obiezioni parte da
una visione d’insieme di ciò che il cliente desidera e
pensa. Servirà a ricondurlo dal particolare su cui ha fissato
l’attenzione verso considerazioni e valutazioni più
ampie e realistiche.
Gli elementi di questa visione d’insieme vengono normalmente
esplorati nella fase iniziale del colloquio e
sono:
1. L’obiettivo del cliente, vale a dire il risultato finale
che desidera ottenere: avere un bagno nuovo o ristrutturare
un appartamento per un figlio.
2. I valori, ovvero tutto ciò che è importante per il
cliente: può essere la qualità dei materiali, la durata nel tempo, la rapidità di consegna, la convenienza
economica, la comodità, la salute, l’estetica, la facilità
di manutenzione, e tante altre cose ancora. I
prodotti e i servizi non sono mai buoni, vantaggiosi,
cari o convenienti in assoluto. Lo diventano
in relazione all’obiettivo e ai valori del cliente. E le
obiezioni rappresentano quasi sempre un valore
non soddisfatto. “È bello, conveniente, facile da pulire,
ma non è trattato con metodi
naturali.”
3. Dai valori derivano i criteri di
valutazione che il cliente
adotta nella scelta. Se il valore
centrale è la convenienza o il
risparmio, il cliente valuta e
confronta soprattutto i prezzi.
Tutti gli altri vantaggi passano
in secondo piano. Se il valore
centrale è la salute, ciò che fa la
differenza può essere il tipo di
vernice o di collanti usati.
4. I valori sono sostenuti da alcune
convinzioni, per esempio:
“I prodotti naturali come
il legno e il cotto sono più sani
dei prodotti creati industrialmente
come i materiali plastici
e il calcestruzzo.”
5. Infine un altro elemento da
non sottovalutare mai sono le
esperienze di riferimento del
cliente. Alcune obiezioni nascono
proprio dalle esperienze
personali del cliente: “L’ho
avuto per 15 anni, un cotto
trattato a cera naturale, e non
ne voglio più sapere!” oppure:
"Sono 20 anni che passo le vacanze
a riverniciare le persiane
e sono proprio stufo.”

::: Assoluto
e relativo
La mente tende a generalizzare le
esperienze, specialmente quelle
negative. Quando un cliente, alla
proposta di usare il cotto sui marciapiedi
esterni e sotto il portico,
risponde: “Ma il cotto all’esterno
non va bene, dopo qualche anno
inizia a sfaldarsi,” è molto probabile
che pensi a una propria esperienza
negativa. La forma linguistica dell’obiezione esprime una convinzione “assoluta”:
il cliente è convinto che ciò che gli è accaduto
succede sempre, come fosse un limite imprescindibile
del prodotto.
In realtà le cause del problema possono essere molteplici:
un cotto di cattiva qualità o inadatto all'impiego
esterno, un trattamento sbagliato, la posa effettuata in
condizioni particolarmente sfavorevoli, ecc.
Molti venditori, rispondendo a un’obiezione di questo
tipo cercano di dimostrare al cliente che il loro prodotto
quel problema non ce l’ha. Ma raramente le rassicurazioni
o le frasi del tipo: “In 15 anni che lo vendo
non è mai successo che si sia sfaldato,” ottengono il risultato
di convincere il cliente a fidarsi. Le convinzioni
sono dure a morire, specie quando si fondano su esperienze
vissute.
::: Relativizzare l’obiezione
Una tecnica più efficace è quella di “relativizzare”
l’obiezione, guidando il cliente in un processo di recupero
e analisi dell’esperienza vissuta. Si tratta di ripercorrere
nella direzione opposta il processo
mentale che dall’esperienza personale ha condotto
alla generalizzazione.
Con alcune domande mirate si riporta il cliente all’esperienza
che ha generato l’obiezione e si prendono
in esame i diversi fattori “relativi” che possono aver causato
il problema:
• Quanti anni fa è stato posato?
• Che tipo di cotto ha usato?
• Le hanno detto che era resistente al gelo?
• Con quali prodotti è stato trattato?
• Era perfettamente asciutto quando è stato trattato o
aveva piovuto di recente?
• Ci sono segni di umidità ascendente, macchie bianche
di salnitro o rigonfiamenti nell’intonaco appena
sopra il livello del terreno?
Le domande conseguono due risultati importanti:
1. Prendono sul serio la convinzione e l’esperienza del
cliente.
Il venditore esplora e approfondisce l’obiezione anziché
negarla e controbattere con argomenti o
prove contrarie.
E il cliente si sente accolto e valorizzato anziché respinto
e svalutato nella sua affermazione.
2. Le domande aiutano il cliente a recuperare una percezione
realistica del problema, fatto di molte variabili.
L’assoluto diventa relativo e dentro la cornice realistica
dell’esperienza relativa può comprendere, per
esempio, che è stato usato un tipo di cotto non
adatto a quelle condizioni, o che un problema di
umidità ascendente subentrato in seguito ha bagnato
il cotto dal basso.
Quando il cliente riconosce le numerose variabili in
gioco, la sua obiezione si ammorbidisce e si relativizza.
Capisce a cosa deve stare attento e il venditore
può usare la propria competenza per proporre una
combinazione di prodotti e trattamenti assolutamente
sicuri.
Nella relatività dell’esperienza c’è spazio per numerose
soluzioni, nella fissità della convinzione assoluta
esistono solo due possibilità: vero o falso. E dire al
cliente che la sua convinzione è falsa crea un problema
di relazione, perché a nessuno piace sentirsi
dire di aver torto.
Il solo fatto di chiedere “Quanti anni fa è successo?”
permette al venditore di dire, per esempio: “Si, 15 anni
fa si usavano dei cotti prodotti in modo simile a quelli
per l’interno. Nel frattempo i processi di produzione
sono migliorati notevolmente, proprio perché le
aziende hanno perseguito l’obiettivo di produrre dei
cotti assolutamente resistenti al gelo e all’acqua, e oggi
abbiamo dei cotti apparentemente uguali ma molto diversi
nella struttura chimica e fisica.”

::: Le obiezioni basate
su convinzioni
Un altro cliente potrebbe voler mettere un pavimento
in cotto trattato con cere naturali in tutta la casa. Alla
proposta del venditore di considerare almeno per il
bagno e la cucina un trattamento acrilico, per una
maggiore protezione, obietta: “Ma così il cotto non
respira più!”
A differenza dell’esempio precedente, qui non vi è
un’esperienza di riferimento. L’obiezione nasce da una
convinzione: “il cotto deve respirare”, che può aver origine
nella lettura di qualche articolo o libro sulla bioarchitettura.
L’uso della metafora “respirare” è un
segnale che abbiamo a che fare con un principio e non
con un problema concreto.
Una buona domanda per sondare il pensiero del cliente
è: “Cosa intende esattamente per ‘respirare’?” La risposta
permetterà di capire se il cliente ha in mente
un’idea astratta o se ha qualche conoscenza o preoccupazione
riguardo i fenomeni di condensa. In entrambi
i casi vi è comunque l’aspettativa che il pavimento in
cotto possa assorbire e poi cedere umidità in una misura
significativa.
Dal punto di vista tecnico il venditore avrebbe molti
argomenti per dimostrare al cliente l’infondatezza della
sua convinzione. Ma per non cadere nella trappola
della contrapposizione deve anzitutto dare al cliente
un segnale di riconoscimento, valorizzando la sua obiezione:
“In bagno e in cucina si forma effettivamente
più umidità che negli altri locali. È importante chiedersi
cosa succede con questa umidità e cosa fare per
prevenire i fenomeni di condensa.”
Dicendo così, il venditore valorizza il problema sollevato
dal cliente e nel contempo lo sposta su un
piano più concreto. Dopodiché può proseguire dicendo:
“E proprio perché l’umidità nelle case ha una
grandissima importanza, si sono formate diverse scuole di pensiero a riguardo. La prima sostiene che le
strutture, e i muri in particolare, devono poter assorbire
parte dell’umidità, per poi ricederla quando l’aria
torna a essere secca. Chi sostiene questa tesi dà molta
importanza alle pitture e ai trattamenti superficiali,
che devono essere traspiranti.
Un’altra scuola di pensiero afferma che spesso bastano
piccoli cambiamenti nelle abitudini per risolvere i problemi
di condensa: socchiudere la finestra quando si fa
la doccia, accendere la ventola di aspirazione quando si
cucina, usare i coperchi, ecc. Dal loro punto di vista la
quantità di umidità che i muri e i pavimenti sono in
grado di assorbire è talmente modesta che occorre altro
per risolvere il problema.
Infine la terza scuola di pensiero afferma che la condensa
si forma dove manca un buon isolamento termico.
È il contatto dell’aria umida con una parete
fredda a far condensare il vapore. Se poi il muro assorbe
umidità, la situazione peggiora ulteriormente,
perché la condensa si forma dentro il muro, con
danni ancora più gravi. La soluzione consiste pertanto
in un buon isolamento termico, che mantenga
calde le strutture e impedisca la formazione della
condensa.
Illustrando le tre scuole di pensiero, il venditore ottiene
i seguenti risultati:
1. valorizza ulteriormente la convinzione del cliente,
permettendogli di riconoscersi nella prima scuola
di pensiero;
2. amplia la cornice di riferimento limitata del cliente,
affiancando alla sua convinzione altri due punti di
vista: la seconda e la terza scuola di pensiero;
3. con la seconda scuola di pensiero suggerisce la possibilità
di modificare leggermente delle abitudini:
piccoli accorgimenti che producono effetti maggiori
dell’ipotetico “respiro” del cotto;
4. con la terza scuola di pensiero spiega al cliente qual
è il vero problema, facendogli capire che non lo risolverebbe
nemmeno se il cotto lo lasciasse grezzo,
senza alcun trattamento.
A questo punto, se il cliente accetta la risposta, il venditore
può giocare i propri argomenti:
• oltre al pavimento, in una stanza ci sono i muri, che
rappresentano l’80% della superficie: essendo più
ampi e più spessi hanno maggiori possibilità di assorbire
umidità;
• l’assorbimento del cotto, spesso 15-20 mm, è talmente
modesto da non contribuire significativamente
alla soluzione del problema;
• la differenza tra il “respiro” di un cotto con trattamento
acrilico e quello di un cotto trattato con cere
naturali è minima, perché anche la cera d’api aumenta
la resistenza all’umidità;
• considerando l’apporto trascurabile del cotto alla soluzione
del problema umidità, il trattamento acrilico
nel bagno e in cucina offre alcuni vantaggi che vale la
pena valutare: previene il rischio di assorbire macchie,
richiede minore manutenzione, è più facile da
pulire, è meno scivoloso.
I due esempi hanno in comune il riconoscimento e la
valorizzazione dell’obiezione del cliente, primo passo
necessario per evitare una contrapposizione pericolosa.
Nel primo caso il venditore accompagna il cliente a recuperare
l’esperienza personale generalizzata su cui si
basa l’obiezione e lo riconduce ad una percezione più
realistica del problema.
Nel secondo caso il venditore allarga la cornice cognitiva
del cliente, illustrando altri modi di pensare e risolvere
il problema attraverso l’escamotage delle tre
scuole di pensiero.
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