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::: Superare le obiezioni nel COLLOQUIO DI VENDITA GESTIONE di Jurg Burger
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L’esito della trattativa dipende
dalla capacità del venditore
di gestire efficacemente
questo delicato momento
in cui opinioni e interessi diversi
si incontrano e, potenzialmente,
si scontrano. Qualche suggerimento ...
In qualsiasi colloquio di vendita, prima o poi, il cliente
esprime delle obiezioni. Possono riguardare caratteristiche
e aspetti tecnici del prodotto, le condizioni economiche
o i servizi che accompagnano la vendita.
L’esito della trattativa dipende dalla capacità del venditore
di gestire efficacemente questo delicato momento
in cui opinioni e interessi diversi si incontrano
e, potenzialmente, si scontrano.
La reazione più frequente alle obiezioni, da parte del
venditore, è quella di controbattere con una serie di argomenti
e vantaggi tendenti a dimostrare che l’obiezione
è infondata.
Ma, così facendo, finisce in una trappola senza vie
d’uscita: se dimostra di aver ragione, il cliente deve ammettere
di aver torto, e poiché a nessuno piace riconoscere
di avere opinioni e convinzioni errate, finirà per
difendere il suo punto di vista anche contro ogni evidenza
oggettiva. Perché sono in gioco la sua immagine
di sé, la sua dignità, il suo amor proprio.
Se, viceversa, il venditore non riesce a spostare il cliente
dalla sua convinzione, il prodotto
non gli apparirà vantaggioso. In entrambi
i casi il risultato sarà lo
stesso: una vendita persa.
Esiste un modo per evitare questa
trappola? Esiste un modo per far
percepire un vantaggio nonostante
un pregiudizio o una convinzione
sfavorevole?
Per trovare una buona risposta, iniziamo
col chiederci:
Perché un cliente fa un’obiezione?
I motivi possono essere molteplici,
e sicuramente diversi da
quel “Non capisce niente” che
costituisce l’alibi preferito dai
venditori che non sanno vedere
le cose dal punto di vista dei
clienti.
I clienti fanno obiezioni:
• Perché le informazioni o l’esperienza
che hanno non coincidono
con ciò che afferma il venditore;
• Perché hanno delle paure e vogliono essere rassicurati:
paura di sbagliare, paura di pagare più del
dovuto, paura di essere imbrogliati quando la
proposta appare troppo allettante, paura di cambiare
prodotto, paura di cambiare fornitore, ecc.
Le paure sono percepite come un segno di debolezza,
per questo le persone difficilmente le esprimono.
Preferiscono spostare il discorso su un
piano più razionale, scegliendo la forma dell’obiezione;
• Per difendersi da un comportamento troppo incalzante
del venditore. Le obiezioni lo tengono a distanza e servono
a difendere uno spazio interno in cui poter riflettere
e prendere una decisione senza essere influenzati;
• Perché hanno un interesse autentico e forte per la proposta
del venditore, e vogliono essere proprio sicuri
che non ci siano motivi non presi in considerazione
per non acquistare il prodotto. Paradossalmente l’obiezione
rivela un grande interesse;
• Per ottenere un vantaggio secondario: si obietta fino
a quando il venditore scende col prezzo oppure offre
qualcosa in più per non vedersi sfuggire l’ordine;
• Perché il prodotto o il servizio proposto dal venditore
appare meno vantaggioso rispetto a un prodotto
concorrente: il venditore mette in evidenza
il vantaggio economico e il cliente punta il dito
sulla minore qualità. Se il cliente tiene alla qualità,
le obiezioni ruoteranno intorno a questo argomento.
::: COME NASCE UN'OBIEZIONE?
Un altro aspetto importante da considerare è l’origine
dell’obiezione: nasce da un’esperienza vissuta o da una
convinzione?
Si tratta di capire quale tipo di operazione mentale il
cliente fa per arrivare a formulare l’obiezione. Vediamo
alcune possibilità.
1. Il confronto
Il cliente fa un confronto tra le caratteristiche e i vantaggi
di un prodotto rispetto a un altro. È un’operazione normale quando ci troviamo di fronte a una
scelta tra soluzioni e offerte diverse.
Il confronto, però, può limitarsi ad alcuni aspetti: il
venditore punta su quelli più vantaggiosi del suo prodotto
e il cliente si orienta in base a ciò che è significativo
per lui. Si tratta dunque di capire cosa è
importante per il cliente e quali sono i criteri di valutazione
che usa nel confronto.
Nella scelta di un pavimento possono
prevalere criteri molto diversi:
la convenienza economica,
la durata nel tempo, la bellezza, la
facilità di pulizia, la resistenza ai
graffi e agli urti, ecc.
Ogni cliente ha i propri criteri di
scelta e li usa quando confronta i
prodotti. Se il venditore non li riconosce,
tenta inutilmente di
convincere il cliente con argomenti
e vantaggi che rispecchiano
i propri criteri anziché
quelli del cliente.
2. L’esperienza di
riferimento
Nell’esprimere un’obiezione, il
cliente può far riferimento a una
precedente esperienza personale,
che può essere positiva (“voglio un
pavimento di legno come quello che
avevano i miei genitori, ancora
bello dopo 30 anni”) oppure negativa
(“pensavo di risparmiare, e invece,
tra manutenzioni e
riparazioni, alla fine ho speso
molto di più”).
Quando un cliente entra nello
showroom, chiede informazioni
e prezzi e poi esprime delle
obiezioni, non sappiamo quali
sono le sue esperienze di riferimento.
Si fa presto a dire che un pavimento
in massello dura una vita e
può essere lamato e rimesso a
nuovo tante volte. Se nella sua
esperienza c’è un pavimento rovinato
da una lamatura mal fatta o
una casa piena di polvere e odore
di vernice per giorni e giorni, è
inevitabile che contesterà con
un’obiezione l’affermazione del
venditore.
3. Convinzioni ed
esperienze riportate
Il cliente obietta pensando a un’esperienza raccontata
da un’altra persona. Se si tratta di un amico o di un parente,
ha lo stesso valore di un’esperienza propria. Se
invece si tratta del classico “sentito dire”, si entra in un
campo più viscido e indefinito, quello delle opinioni basate sulle voci che circolano, a volte diffuse ad arte
per screditare un prodotto e generare dubbi nei clienti.
Le opinioni sono più astratte e difficili da confutare,
perché appaiono simili alla verità e tendono a essere
confuse con la realtà.
Al cliente che si lamenta per le macchie sul cotto in cucina,
si può chiedere cosa ha fatto per tentare di toglierle
e poi spiegare con quali prodotti può prevenire
il problema in futuro.
Al cliente che dice “col tempo il cotto si macchia comunque,
indipendentemente dal tipo di trattamento,” è
più difficile rispondere, perché non c’è un riferimento
a un’esperienza reale. Il cliente confonde la convinzione
con la realtà e pensa e si comporta come se quell’opinione
fosse la realtà.
4. Il riferimento
a un’ideologia
In questo contesto, per “ideologia” intendiamo un insieme
di convinzioni, valori e principi in cui una persona si riconosce
e che ispirano le sue scelte e i suoi comportamenti.
Le ideologie hanno alcune caratteristiche ben precise:
• Il nucleo centrale è costituito da un valore positivo assoluto
e astratto: la natura, la salute, la vita, la giustizia, ecc.;
• Il valore di riferimento possiede un elevato grado di
astrazione: si pensa, valuta e giudica partendo dal
principio astratto e perdendo facilmente di vista la
realtà, tanto più ricca di sfaccettature;
• Inducono a estremizzare i giudizi: le cose appaiono bianche
o nere, con semplificazioni grossolane: i prodotti naturali
sono sani / i prodotti sintetici sono dannosi;
• Le convinzioni generate dalle ideologie sono molto
forti e resistono all’evidenza contraria.
Le ideologie non riguardano solo la politica o le religioni,
abitano in dimensioni quotidiane del vivere
come la scelta di un rivestimento o dei materiali da
usare nella costruzione di una casa. Si sceglie il prodotto
“naturale”, “biologico”, “ecologico” anche
quando hanno limiti e svantaggi evidenti.
Le obiezioni che nascono da un’ideologia sono in assoluto
le più difficili da gestire, perché il cliente pensa e valuta
in base a criteri astratti e rimane sordo ai dati di realtà.
::: COMPRENDERE LA NATURA DELL'OBIEZIONE
Se consideriamo i motivi che inducono a formulare le obiezioni
e i riferimenti, reali o astratti, che influenzano le valutazioni
dei clienti, ci rendiamo conto che non basta avere una
buona riserva di argomenti e vantaggi per superarle, ma occorre
anzitutto capire la natura dell’obiezione. In che modo?
Con alcune buone domande. Al cliente che vorrebbe
un trattamento a cere naturali per il cotto, ma obietta sull’efficacia della protezione nel tempo, si può chiedere:
“Come mai ha questo dubbio? Ha fatto qualche
esperienza negativa con i trattamenti a cera?”.
Se il cliente ha fatto un’esperienza negativa, inizia a raccontarla,
e si possono fare domande più specifiche:
• Che tipo di prodotto ha usato?
• Che tipo di macchie non è riuscito a togliere?
• Dopo quanto tempo è intervenuto?
• Cosa usa normalmente per lavare il pavimento?
• Quanto tempo dopo il trattamento iniziale si è verificato
il problema?
Se il cliente non ha un’esperienza personale negativa e
fa riferimento a voci e opinioni riportate, è importante
ricondurlo il più possibile alla realtà con domande
molto concrete del tipo:
• Come ha saputo di questo problema?
• Gliene ha parlato qualcuno in particolare?
• Questa persona ha fatto l’esperienza negativa che lei
teme o le ha dato semplicemente un’informazione
che ha a sua volta sentito dire?
In questo modo, se il cliente ha espresso un’opinione
astratta, priva di riferimenti concreti, si accorge da solo
di parlare per sentito dire.
A questo punto vale la pena invitarlo a chiarire meglio
il suo timore:
• Cosa teme che potrebbe succedere esattamente?
• Cosa non vorrebbe che accadesse?
Il cliente esprime la propria paura, con l’effetto di ridurne
l’intensità emotiva.
È giunto allora il momento di spostare l’attenzione dal
problema all’obiettivo, da ciò che non vuole a ciò che
desidera. L’invito a pensare al risultato desiderato può
essere fatto ancora con delle domande:
• Come vorrebbe che fosse il cotto della sua casa?
• Se esistesse il prodotto perfetto, quali caratteristiche
avrebbe?
• Cosa è importante per lei nel trattamento del cotto?
• Cosa vorrebbe ottenere come risultato finale?
Dalle risposte si potranno evincere due cose:
• L’obiettivo del cliente: ciò che vuole ottenere;
• I suoi criteri di scelta: ciò che è importante per lui.
A questo punto il venditore può iniziare a parlare del
prodotto che offre e dei suoi vantaggi. Lo presenterà
alla luce di ciò che interessa al cliente e dei suoi criteri
di scelta. La risposta all’obiezione è mirata e va dritto al
cuore di ciò che interessa al cliente. Senza un’inutile
raffica di argomenti buttati lì a caso.
Con un po’ di sensibilità psicologica il venditore può
inoltre cogliere le paure del cliente e rassicurarlo con dei
dati di realtà: “Vuole vedere una cucina con il cotto trattato
da oltre dieci anni? Glielo mostro volentieri”.
Nel prossimo numero approfondiremo l’argomento
esplorando alcune tecniche per rispondere efficacemente
alle obiezioni dopo averne compreso la natura.
::: RICORDA!
Se consideriamo i motivi che inducono a formulare
le obiezioni e i riferimenti, reali o
astratti, che influenzano le valutazioni dei
clienti, ci rendiamo conto che non basta avere
una buona riserva di argomenti e vantaggi per
superarle, ma occorre anzitutto capire la natura
dell’obiezione.
In che modo? Con alcune buone domande.
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