|
::: Il punto sul mercato delle COSTRUZIONI INDAGINE di Federica Fiorellini
-----------------------------------------------------------
I dati del 18mo rapporto Cresme
parlano della crisi più lunga dal
secondo dopoguerra (-9,8% nel
2009, -5,9% nel 2010),
con un’erosione di circa
un quinto del mercato ...
Presentiamo ai nostri lettori - tutti coinvolti in
qualche modo nella crisi che ha colpito la filiera
delle costruzioni, dagli installatori
ai rivenditori, dai produttori ai
progettisti - un’interessante fotografia
del settore, quella che
emerge dal 18° Rapporto congiunturale
e previsionale Cresme
(Centro ricerche economiche sociali
di mercato per l’edilizia e il
territorio).
Illustrato nell’ambito del Construction
Day lo scorso 9 novembre,
il rapporto evidenzia come il
2009 sia stato, per il mercato delle
costruzioni, l’anno peggiore dal
secondo dopoguerra. E il 2010
chiude con un altro sensibile calo
che determinerà, per il quadriennio
2007 - 2010, una perdita complessiva
intorno al 20%.
Due sono i dati più rilevanti: il
peggioramento della stima relativa al 2010 rispetto a
quanto previsto alla fine del 2009, passata da meno
2,8% a meno 5,9%, e la contrazione della crescita
preventivata nel 2011 da +1,6% a +0,9%.
Per il direttore del Cresme, Lorenzo Bellicini, «…il
2010 sarà l’anno della “resa dei conti”: in termini occupazionali,
in termini di capacità competitiva delle
imprese, in termini di selezione. L’analisi sui bilanci
di oltre 1.000 imprese della filiera delle costruzioni
ha messo in evidenza come, rispetto al già difficile
2008, si sia registrato un drastico peggioramento
delle performance di bilancio e dei fatturati. Tanto
da mettere una seria ipoteca sulla tenuta di una parte
del settore. I dati del 2009 mostrano una crisi che interessa
tutte le classi dimensionali: certo quelle minori
sembrano soffrire di più (-20% le più piccole; -
16% le medie; -13,4% le grandi): ma tra le grandi,
quelle tra 250 e 500 milioni di euro vedono il fatturato
ridursi del 18,8% e quelle oltre i 500 milioni del
10,5%. Nel 2009 la crisi sembra agire in forma più
complessa, oltre che più ampia. Se esaminiamo lo
scenario dal punto di vista dell’utile netto e della variazione
di fatturato 2009/2008, il 28,3% del nostro campione ha un bilancio in perdita e una riduzione
del fatturato - era il 16,1% per i bilanci del 2008.
Inoltre, il 51,8% delle imprese del campione, pur
mantenendo bilanci in nero, vede ridursi il fatturato
rispetto al 2008. Nel 2008 era solo il 35,6% del campione.
In sostanza l’80% del campione perde fatturato
(era il 48,4% nel 2008); il 2,9% cresce ma non
ha utili; e solo il 17,3% cresce ed è in utile. Era il
51,6% nel 2008. Insomma una situazione decisamente
drammatica. Anche nel 2010, come già l’anno
precedente, l’invenduto, l’insoluto, la liquidità, la capacità
di gestire il credito a monte e a valle, la capacità
patrimoniale dell’impresa, il livello di efficienza,
la capacità strategico operativa di stare sui mercati
emergenti, rappresentano tutti elementi chiave, che
insieme alla domanda, fisseranno i contenuti della
competizione e della selezione che avverrà soprattutto
nel 2011».
::: UN NUOVO CICLO EDILIZIO?
L’avvio del nuovo ciclo edilizio, in base al Rapporto
Cresme, appare legato a tre fattori principali. Il
primo riguarda la capacità del Piano Casa 2 di incidere
come volano sul mercato delle nuove costruzioni
residenziali, anche in sinergia con i piani di
housing sociale.
Il secondo attiene alla conferma degli impegni in termini
di finanziamenti da parte dello Stato a sostegno dei
programmi delle opere pubbliche.
La scarsità di risorse, dopo aver colpito le piccole opere
e gli enti locali, registra infatti una fase di “slittamento”
anche per le grandi opere sopra i 100 milioni di euro. Le
risposte più positive per le opere pubbliche, pur in un
quadro difficile, vengono dal partenariato pubblico e
privato (in crescita del 13% in termini di investimenti),
dal facility management e dall’energy technology (l’innovazione
tecnologica al centro delle strategie per ridurre
le emissioni di gas serra e per la sicurezza energetica).
Il terzo fattore è rappresentato dal ritmo con cui crescerà
il mercato della riqualificazione del patrimonio
esistente. Lo scenario elaborato dal Cresme prevede
per la riqualificazione un ruolo di traino nel prossimo
ciclo edilizio, come avvenuto negli anni ’80 e soprattutto
nella prima metà degli anni ’90. Il prossimo ciclo si caratterizzerà per il prevalere dell’aspetto tecnologico
rispetto a quello estetico.
::: IL MERCATO IMMOBILIARE RESIDENZIALE
Su fronte del mercato immobiliare residenziale, si segnala
la previsione positiva per il 2010, con una crescita
delle compravendite del 2,4% e una ulteriore
riduzione dei prezzi che porta il valore
medio delle abitazioni in Italia
ridotto del 17,2% e del 18,7% nelle
città capoluogo. Sugli esiti del 2011
pesa la valutazione sulla componente
‘scudo fiscale’ sulla dinamica
2010.
L’analisi del Cresme evidenzia come
le quotazioni immobiliari proseguano
nel 2010 nella discesa tracciata
nei due anni precedenti,
sebbene si riduca l’intensità del calo
e appaiano alcuni segni positivi
nelle aree di pregio delle città in cui
si sta concentrando l’investimento
immobiliare.
Dopo la forte discesa dei prezzi
nel corso del 2009 (-10,0% nelle
grandi città e -9,8% nella media
nazionale) anche in funzione del
limitato contributo dato dall’inflazione
(soltanto lo 0,7% di variazione
dei prezzi al consumo), il
2010 si dovrebbe chiudere con un
rallentamento del ritmo di deflazione
delle quotazioni residenziali
con un calo dell’1,6% nelle grandi
città e del 4,0% nella media nazionale.
::: LA MANUTENZIONE STRAORDINARIA CI SALVERA'?
Le buone notizie vengono dal recupero
e dalla manutenzione straordinaria.
Con il 2010 l’attività di manutenzione
del patrimonio esistente si
rivela ancora una volta, come già
con la crisi del 1993-94, la vera
ancora di salvataggio del mercato
delle costruzioni. Certo per ora
attraverso le sue caratteristiche di
intervento minuto sul territorio:
sono la ristrutturazione degli appartamenti e dei condomini i principali sostenitori
di questa fase di mercato. Anche perché una parte
della domanda, invece di cambiare casa, ristruttura
quella che ha. Gli investimenti crescono intorno al
2,5/2,4% all’anno.
E nel ciclo espansivo si stabilizzeranno intorno al
2%. Una crescita importante, ma contenuta, che produce
effetti sul mercato delle costruzioni.
|