|
::: Domande e risposte sui pavimenti in legno IL PARQUET di Domenico Adelizzi
-----------------------------------------------------------
Una sera a casa
di amici, la caduta
accidentale di una
bottiglia d’acqua
dà il via
a una lunga
discussione.
Per saperne di più ...
Mi trovavo a
cena da
amici, si
mangiava
in tranquillità quando
una bottiglia d’acqua
è caduta accidentalmente
sul pavimento
in legno: il vetro si è
frantumato, l’acqua si è rovesciata sul parquet e la
padrona di casa si è precipitata
terrorizzata a raccogliere i pezzettini
di vetro sparsi un po’
ovunque e ad asciugare il pavimento.
Prendendo spunto da
questo episodio, a tavola è iniziata
un’accesa discussione sui
limiti, i difetti e le qualità dei
parquet. Con la scusa di avere
un commensale che “s’intende
di legno” mi è stato fatto un
vero e proprio interrogatorio di
quarto grado.
Ho deciso di sintetizzare
domande e risposte in un articolo,
per dare una mano a chi
col parquet - e con clienti
preoccupati - ha a che fare tutti
i giorni. Per comodità, ho suddiviso
la trattazione in due
parti (la prossima verrà pubblicata
sul numero di
Gennaio/Febbraio 2009 di Area
Showroom, ndr).
Come noterete, i singoli quesiti
e le relative risposte non hanno
una precisa sequenza logica, di
proposito abbiamo voluto simulare
ciò che verosimilmente
accade in negozio durante la
fase di scelta della pavimentazione.
::: IL PARQUET SI ROVINA FACILMENTE?
I pavimenti di legno e i parquet
in genere non si rovinano facilmente
se vengono trattati
bene, come è bene trattare
tutti i tipi di pavimentazioni
per interni. Cosa non fare? Non
sfregare sul pavimento, non far
cadere oggetti acuminati, non
lasciar depositare acqua di
ristagno. Infine bisogna eseguire
un’accurata e regolare pulizia
e manutenzione ordinaria
nel tempo.
Nel caso del parquet, la parte
che maggiormente si usura nel
tempo è lo strato di finitura, che
può essere a base d’olio, cera
oppure vernice.
Nel caso dell’olio, è più facile
vedere il segno delle impronte,
per contro però, si ha il
vantaggio di una maggiore
naturalità. Se si opta per la
finitura a cera, si ha un aspetto
più caldo, ma spesso occorre
eseguire una manutenzione
più continua e accurata.
Infine, se si sceglie la vernice,
verosimilmente aumentano le
resistenze meccaniche del
piano di calpestio, ma se lo
strato superficiale si graffia
appaiono più evidenti le strisciate
e i solchi.
::: IL LEGNO PER PARQUET È DAVVERO RESISTENTE E DUREVOLE NEL TEMPO?
Se si pensa ai pavimenti in
legno presenti in castelli e ville
d’epoca rinascimentale, la
risposta non può essere che sì,
le specie legnose per le pavimentazioni
di legno sono resistenti
e durevoli.
È indubbio che vi sono specie
legnose più dure e resistenti di
altre, anche se comunemente si utilizzano specie legnose
(europee ed extraeuropee) con
densità non inferiore a 600
kg/m3 e durezza non inferiore a
10 N/mm2.
È anche importante valutare la
morfologia strutturale del legno
utilizzato (ad esempio se è tutto
durame o vi è anche del legno
tenero di alburno), il tipo di
disegno e figura delle venature
(il disegno “rigatino” è più resistente
di quello “fiammato” o
del legno rustico), la presenza
di difetti naturali (ad esempio
nodi o cretti) e la “uniformità”
sia cromatica sia della tonalità
del colore.
Inevitabilmente, a fronte dei
suddetti requisiti, corrispondono
costi differenti.
::: IL LEGNO È PIÙ DELICATO DELLA CERAMICA E DEL MARMO?
È molto probabile che lo strato
superficiale di finitura delle
piastrelle sia più resistente
all’abrasione generata dal calpestio
quotidiano. Però, quando
lo strato di finitura superficiale
si consuma, la piastrella
inevitabilmente perde l’iniziale
brillantezza e splendore e
dovrà essere sostituita. Questa
situazione invece non avviene
per i parquet e le pavimentazioni
lignee in genere, perché il
parquet rifinito a cera, a vernice
od olio si possono facilmente
riassettare mediante una
leggera carteggiatura (detta
lamatura), per ridare al legno e
allo strato di finitura l’originale
brillantezza asportando solo
alcuni decimi di millimetro (e
non molti millimetri come
spesso erroneamente si
crede).
::: MA SI DEVE “RIVOLUZIONARE” L’INTERO APPARTAMENTO QUANDO SI ESEGUE UNA LAMATURA?
È indubbio che si dovranno
spostare mobili, suppellettili e
oggetti. Però, se nel tempo il
parquet è stato costantemente
pulito e la manutenzione ordinaria
è stata eseguita così
come i fornitori consigliano, la
durata media del parquet,
prima di rinverdirlo, si può stimare
in 10 - 12 anni.
Diverso invece è il discorso
per i parquet posati in luoghi
pubblici o commerciali, in cui
il calpestio è più frequente e
quindi il ripristino deve avvenire
in periodi più corti. Però,
se invece di elementi monostrato
di legno massicco (il cosiddetto parquet “tradizionale”)
si utilizzano elementi
stratificati pre-verniciati
(spesso chiamati “prefiniti”),
si potrebbe intervenire asportando
solo gli elementi difformi.
Tale operazione non è sempre
semplice, ma può essere
facilitata in caso di parquet
posati con la tecnica di posa
in opera “flottante”, ossia con
elementi non fissati al sottofondo.
::: È DIFFICILE ESEGUIRE LA PULIZIA ORDINARIA DEL PARQUET?
No, è facile come per un pavimento
di ceramica o di marmo,
è sufficiente aspirare la povere
con aspirapolvere che montino
spazzole adeguate, per poi passare
uno strofinaccio leggermente
inumidito, evitando di
bagnare il pavimento direttamente
con l’acqua; se l’acqua
non è adeguatamente asciugata,
si infiltra negli interstizi tra
gli accostamenti degli elementi
e perimetralmente, sotto i battiscopa,
e può generare qualche
difformità (come del resto
può avvenire anche con altri
pavimenti naturali come cotto
e pietra).
::: COME SI VALUTA LA QUALITÀ DEGLI ELEMENTI DI LEGNO PER PARQUET?
Relativamente agli elementi da
posa per parquet - lamelle, tavolette,
listoncini, listoni, plance e
doghe - dal 2004, l’Ente di normazione
europea (CEN) ha emesso
alcune norme tecniche di prodotto
che hanno regolamentato i differenti
livelli qualitativi del legno
in base all’aspetto estetico e alle
proprietà del legno utilizzato
come superficie di calpestio (sia
che si parli di parquet tradizionali
sia di stratificato).
Le sopraddette norme tecniche
di prodotto stabiliscono quattro
livelli qualitativi del legno per
parquet: tre livelli identificati dai
simboli (prima scelta),
(seconda scelta) e (terza scelta)
oltre alla cosiddetta free
class, ossia la scelta libera di
qualità, che deve essere definita
dal produttore, il quale è tenuto
a indicare i parametri tecnici e i
valori utilizzati per identificare
la sua free class.
Anche se a livello normativo esistono
le quattro scelte sopraddette,
molti produttori non si
limitano a proporre solo quattro
scelte, proponendone molte di più, caratterizzando il proprio
prodotto a seconda delle performance
che esso possiede. Si può
caratterizzare il proprio parquet
in quanto esente da difetti naturali
(come i nodi), perché ha un
aspetto estetico “uniforme” (ad
esempio aspetto rigatino piuttosto
che fiammato), o ancora perché
è stato lavorato in modo
particolare (con la superficie
goffrata, smerigliata, sabbiata,
lavorata a mano,…). Ben vengono
tutte queste possibili scelte
che incrementano il plus valore
del legno, e quindi del parquet,
ma è sempre bene indicare
anche a quale scelta qualitativa
minima gli elementi lignei della
fornitura corrispondono secondo
i parametri indicati dalle
norme, solo in questo modo si
può conoscere l’oggettivo livello
qualitativo del legno utilizzato, a
prescindere delle altre performance
che il produttore ha voluto
conferire a proprio prodotto.

::: COME SI VALUTA LA QUALITÀ DI UN PARQUET?
I fattori che determinano la qualità
specifica di un parquet o di
pavimento di legno sono tanti e
diversi tra loro.
Spesso si lega la qualità del pavimento
solo al tipo di specie
legnosa utilizzata, ma in realtà vi
sono anche molti altri elementi
da tenere in considerazione. Tra
i tanti, si ricorda la predisposizione
e composizione del sottofondo,
l’accuratezza dei controlli
prima della posa in opera
degli elementi lignei, la tipologia
e il formato degli elementi lignei
da posare, la tecnica di posa in
opera, la direzione e la geometria
di posa, il rispetto della tempistica
delle varie fasi (compresa la predisposizione del sottofondo),
la qualità dello strato
di finitura, la provata professionalità
del posatore, e, infine, la
consegna della documentazione
che per legge ogni fornitore
deve consegnare al consumatore,
ossia la cosiddetta “Scheda
d’identificazione del prodotto”,
secondo quanto stabilisce il
Codice del Consumo.
::: COS’È LA SCHEDA PRODOTTO?
La scheda identificativa del prodotto
(più conosciuta come
“scheda prodotto”) è un documento
che deve essere predisposto
dal fornitore e deve essere
emessa per tutti i prodotti (e
quindi anche per il parquet) sin
dall’esposizione del bene nella
sala vendita, per ottemperare a
quanto stabilisce il Decreto
Legislativo del 6 ottobre 2005 n.
206 detto “Codice del Consumo”.
In estrema sintesi, nel caso specifico
di un parquet o comunque
di una pavimentazione di
legno, la scheda prodotto deve
contenere una serie di voci che
ne rappresentano l’identificazione
e, se importante, la qualità
specifica, vale a dire:
-- specie legnosa, formato e
livello di qualità degli elementi
posati;
-- tipo di posa in opera adottata
e materiali impiegati;
-- materiali impiegati per la
finitura della superficie di
calpestio;
-- istruzioni per l’uso, la pulizia
e la manutenzione ordinaria
del pavimento nel tempo;
-- modalità di smaltimento,
quando si vuole rimuovere il
parquet ... [continua]
|