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PER LO SHOWROOM

::: Qui c’è tutto di tutto
DAGLI USA di Giovanni Carlini
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C'è qualcosa da imparare dai negozi di grandissime dimensioni? Le regole di organizzazione dello spazio sono diverse? E in quale misura? Ci siamo recati a Kansas City a visitare un colosso mondiale: Nebraska Furniture Mart.


Tutte le riviste di showroom italiane sono da anni impegnate a studiare il piccolo - piccolissimo punto vendita, immaginando di dare un servizio al lettore in eterna lotta con spazi sempre più ridotti (dato l'alto costo che questi subiscono).
Una linea di pensiero di questo genere ha condotto, nel nostro paese, a showroom generalmente piccoli e soprattutto affollati di proposte tanto da confondere il cliente. Nella ricerca di idee ed esperienze nuove, la redazione di Area Showroom si è chiesta: “C'è forse qualcosa da imparare dai negozi di grandi dimensioni?”. Quello che volevamo capire è se le regole di organizzazione dello spazio espositivo in un grande showroom fossero diverse da quelle adottate dai piccoli e se sì, in quale misura.
Per rispondere a questa domanda, ci siamo recati a Kansas City (città di confine contesa tra il Missouri - a cui amministrativamente appartiene - e lo stato del Kansas, in cui si estende la sua periferia ovest) per visitare una delle società di
più grandi al mondo, Nebraska Furniture Mart (www.nfm.com).

::: UN PIZZICO DI STORIA
La signora Rose Blumkin, immigrata dalla Russia negli USA nel 1937, apre uno showroom in una cittadina situata a 500 miglia sud di Chicago (Omaha) per vendere parquet, piastrelle, bagni, finestre, tende, scale ecc. Questa signora, sin dall'inizio, crede negli ampi spazi e usa questo codice espressivo per comunicare con i client: il primo dei 3 negozi che oggi sono in esercizio conta ben 92.000 mq. Gli altri esercizi (l'ultimo è stato aperto nel 2003 a Kansas City) sono tutti dimensionati su quest'ordine di grandezza, più l'area parcheggio. Il fatturato della società è un dato segreto, ma a Wall Street si sa che compete con il gruppo Ikea.

::: LO STILE AZIENDALE
Purtroppo, sotto il piano del rapporto con il cliente, Nebraska Furniture è inadeguata. La società ha assunto lo stile e la “spersonalizzazione” tipici delle grandi imprese: non dialoga ma comunica, non riceve ma convoca. L'uso stesso di un corpo di polizia privata all'ingresso la dice lunga sul modo di relazionarsi con il cliente, oltre alla ronda esterna, che in effetti può far piacere a chi parcheggia l'auto per far compere.
La burocrazia connessa all'eventuale cambio della merce (entro i termini stabiliti dalla legge) è farraginosa, lenta e inquisitoria (a differenza di Wal Mart e degli altri grandi nomi del mercato). L'accesso ai manager per esprimere lamentele o bisogni è ostacolato e filtrato da troppi passaggi e frasi di convenienza e questo in aperta controtendenza con la concorrenza.
Allora, perché si compra da Nebraska Furniture? Perché c'è tutto e la scelta è assolutamente completa. Vuol dire che tutti, ma assolutamente tutti i tipi di prodotti esistenti sul mercato, per quel certo segmento merceologico, sono presenti nello showroom di Nebraska Furniture.
Significa che per scegliere, per farsi un'idea o capire cosa fare prima di decidere, "bisogna” fare un giro in un negozio di questo tipo.
Oltre all'assoluta completezza di offerta, con tutte le varianti di prezzo e qualità, in effetti il sistema di vendita è all'avanguardia in ogni senso (come verrà descritto analiticamente fra poco). Quindi, siamo di fronte a un negozio che diventa indispensabile (anche se “afflitto” da una ruvidità di fondo).

::: UN SISTEMA DI VENDITA ALL'AVANGUARDIA
Se al primo piano ci sono 24 settori di vendita, al secondo ce ne sono 15. In tutto, ogni negozio della catena offre 39 aree di vendita diverse tra loro, su uno spazio medio per showroom di 92.000 mq.
La perfezione (allo stato attuale del pensiero organizzativo per i negozi di questo tipo) consiste nel rendere come un quartiere a se stante ogni reparto di vendita rispetto agli altri. Ampi corridoi, larghi almeno 4 metri, dividono l'intero piano, consentendo fiumi di transiti da e per un settore.
Una volta identificata “geograficamente” l'area di interesse (questa settorializzazione consente al visitatore di ricevere una sorta di ordine mentale, particolarmente utile alla conclusione della trattativa di vendita), al suo interno il cliente trova o più punti di consultazione (differenziati e specializzati a seconda che il cliente sia un privato o un contractor) o un'unica stazione di ascolto, consiglio e vendita della merce.
Nel caso della moquette, per esempio, i venditori si appoggiano su un'unica area, collocata in posizione centrale, organizzata con due postazioni, servite da computer su cui operare stando in piedi.
Al contrario, per i settori parquet, piastrelle, laminato e vinile i venditori sono dislocati su più postazioni distribuite nello stand di vendita.
Questa variabilità tiene conto del bisogno di non abituare il visitatore a un unico modo di relazionarsi con il corpo di vendita, allenandolo e quindi coivolgendolo con più metodiche. In aggiunta a ciò, va notato come i venditori siano di due tipi diversi: quelli fissi in postazione (che hanno una loro turnazione) e quelli che girano per il reparto, salutando tutte le persone che incontrano. Nell'ambito dello stesso settore, lo spazio tra un marchio e l'altro è almeno di 2 metri.
Sovrastante al “quartiere di vendita”, un unico cartello sospeso indica dove ci si trova. Ogni prezzo o indicazione sulla merce è apposto sui campioni in esposizione, evitando che la targhetta possa emergere, in altezza, rispetto al pezzo a cui si riferisce, per non creare confusione visiva nel visitatore.

::: EVITARE LA CONFUSIONE VISIVA
Quest'aspetto è spesso trascurato in Italia, mentre assume la veste di "dogma" negli Stati Uniti. I punti salienti per il pensiero americano sono:
- l'ingresso (ampio, con piantina, disponibile in quantità, per localizzare subito quanto si cerca);
- l'accoglienza (persone che sorridono, addestrate a considerare con gioia il lavoro, anziché “musi lunghi”, come troppo spesso accade in Italia);
- la settorializzazione tra aree;
- la distanza tra settori (almeno 4 metri con ampi corridoi);
- lo spazio all'interno del settore (2 o 3 metri l'uno dall'altro);
- la distribuzione dei venditori;
- la divisione tra venditori per il privato e quelli per gli specialisti (questi ultimi devono entrare nel dettaglio di qualità/ prezzo, tempi di fornitura, garanzie…);
- accesso alle casse ampio;
- area parcheggio, carico e scarico merci molto estesa.
Questi aspetti, oltre a rispondere a una logica organizzativa, in realtà puntano a un linguaggio subliminare, per cui se c'è ordine, allora l'offerta è valida e va presa in considerazione.

::: LA CARTELLONISTICA
La segnaletica interna al negozio ha lo scopo di visualizzare quella determinata superficie merceologica, ma anche di lanciare messaggi di serenità. Lo scopo è semplice: l'acquisto non priva di denaro l'acquirente, ma lo rende più tranquillo. Ecco come rientra nel concetto della vendita l'aspetto psicologico, confermandosi quale tema dominante.
Quindi, i cartelloni interni al negozio hanno una duplice funzione: identificare il settore e indurre serenità nel consumatore.
Attenzione però a non trasformare tutto ciò in un mercato rionale, con cartelli indicanti prezzi, ribassi, sconti con tanti punti esclamativi, che allarmano invece di attirare e soprattutto confondono.

::: IL VENDITORE
Mediamente ci sono, tra itineranti e fissi, 4 venditori per settore, per un totale di ben 160 impiegati commerciali con mansioni di relazione con il cliente finalizzata alla vendita, per singolo negozio.
Un esercito di 500 specialisti, da formare costantemente con le tecniche più moderne. Una costante è che tutti hanno un'età superiore ai 40 anni, con diverse persone over 50. Contrariamente agli uomini, le donne si attestano tutte tra i 30 e 40 anni e nessuna (caso singolare che si nota facilmente) è obesa (passeggiare per le strade americane e incontrare persone sovrappeso è normale).
Vanno notati poi, tornando al personale maschile, la cravatta, la barba fatta, i capelli corti e la targhetta nominativa applicata al taschino della camicia.
Che sia una divisa? Pare di si! Quella dell'immagine, che si fa sostanza e professionalità.

::: IL SERVIZIO D'ORDINE
Il concetto è molto americano e si presta a critiche di ogni tipo. La sostanza è che sia il parcheggio sia l'interno del negozio sono sorvegliati da persone in divisa, al servizio della società che gestisce lo showroom. Probabilmente, se questa sorta di "militarizzazione" potrebbe non avere da noi quelle ricadute agli occhi dei clienti che invece tanto piacciono negli Stati Uniti, sicuramente un'auto della sicurezza che presidia il parcheggio e vigila affinché il transito dei pedoni sia rispettato dalle autovetture in transito, farebbe scena e piacerebbe.

::: CONCLUDENDO…
Dalla visita a Nebraska Furniture Mart abbiamo potuto renderci conto di come i principi che organizzano un piccolo showroom sono perfettamente gli stessi adottati da una grande realtà.
Non c'è neppure differenza in ordine alla grandezza e all’entità delle applicazioni.
In ogni ordine e grado degli showroom mondiali, c'è sempre un problema di: spazio tra un'area merceologica e l'altra, organizzazione interna all'area, sistemazione dei venditori, immagine.
Un’ultima raccomandazione al pubblico italiano: evitate di cadere nella trappola della “confusione visiva”, meglio pochi prodotti ben esposti (spiegando che in magazzino ce ne sono altri), che tanti mal disposti o ammassati l'uno sull'altro…

 

PER LO SHOWROOM ...

  

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