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::: Le dimensioni (spesso) non contano DAGLI STATI UNITI di Giovanni Carlini
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Lo showroom non è semplicemente
uno spazio espositivo organizzato,
ma un metodo di vendita.
“Smitizziamo” allora il bisogno
di ampi spazi, per offrire
alla clientela, quando è il caso,
il gusto di vedere tanto
in poco tempo. Ma c'è un segreto ...
Non è lo spazio che fa lo
showroom, ma il metodo
utilizzato per organizzarlo.
Il concetto
così espresso appare semplice
ma non lo è, però allo stesso
tempo consente a piccoli negozi,
specie se nel tessuto cittadino,
di organizzarsi diversamente
dal tradizionale.
Si pensa comunemente che lo
showroom come metodo di vendita
richieda ampi spazi e parcheggi.
Questo non è vero. In precedenti
corrispondenze dagli Stati
Uniti (dove la “scuola per showroom”
ha fatto passi più veloci e
audaci rispetto all'Europa) è stato
chiarito come ci siano 2 tipi diversi di negozio adibito a showroom:
uno cittadino (piccolo e molto
attento ai particolari) e uno per la
periferia della metropoli (con
ampi spazi, che fa della dimensione
un metodo per impressionare
e accogliere).
Chiarito che non serve solo lo
spazio e la dimensione per
avere showroom, come organizzare
un piccolo negozio in città?
::: IL PICCOLO SHOWROOM
Lo spunto viene da Fort Collins
(Colorado) dove Jim Bennet, con
un’offerta di ceramica, parquet,
moquette e finestre a veneziana
(www.newcreationflooring.com)
ha schierato uno showroom in
centro città, utilizzando al meglio
i suoi 100 metri quadrati espositivi
(più 70 per magazzini e uffici).
Ecco come ha fatto:
- Il pavimento del negozio è
costituito da un’alternanza
di parquet, ceramica e
moquette. Osservando questa
successione viene voglia
d'arredare la propria abitazione
o ufficio seguendo
questo input;
- Le pareti sono utilizzate per
agganciarvi gli espositori forniti
dalle aziende produttrici;
la novità sta nella fantasia del
signor Jim, che ha utilizzato
altri espositori, del tipo a
colonna, sia per piastrelle
che per il parquet “oltre a
quelli rituali”, appoggiati alle
pareti. In questo modo l'esposizione
viene realizzata
dal proprietario, che identifica
così dei percorsi a tema
che il visitatore segue, subendo/ap prezzando un continuo
shock cromatico;
- In uno spazio così piccolo
sono stati allestiti 4 punti di
accoglienza e assistenza alla clientela, dotati di scrivania,
sedie e supporti per fornire
approfondimenti al visitatore.
I punti di ascolto e assistenza
sono gestiti dal proprietario,
da un venditore professionista,
da un designer e da un office
manager (che ha un ruolo
più logistico, pur sapendo
sostenere tutte le domande
poste dalla clientela);
- Alla fine dello spazio espositivo,
sulla parete, una successione
di listelli per mattonelle
di tutte le fogge, colori
e dimensioni, una specie di
vestito da Arlecchino;
- Al termine del “tour”, in funzione
sia di ascolto che di
banco-cassa, ci sono 2 segretarie
amministrative, solitamente
non coinvolte nella
vendita.
::: LA PAROLA AL PROTAGONISTA…
Perché, pur avendo le giuste
dimensioni, ha voluto organizzare
il suo showroom in questo modo, impegnando al millimetro
lo spazio?
Jim Bennet: Diciamo per distinguermi?
Vivo in un ambiente fortemente
contrastato dalla concorrenza,
solo a pochi metri da
me c'è un altro showroom, che
tratta sempre parquet, ceramica
e moquette, molto più grande
del mio, ma si tratta di persone
“ferme”, immobili nel loro modo
di fare business. Non ho dubbi
che avrà chiesto un'intervista
anche a loro e tre giorni dopo le
sarà pervenuta una non risposta,
che significa “non abbiamo
la capacità di sostenere un'intervista”.
Se il contesto nel quale
vivo è questo, come posso emergere?
Lo spazio qui è “gratuito”,
tutti lo hanno. Ma in una piazza
commerciale così “ingessata”,
poter emergere significa tagliare
l'erba sotto i piedi alla concorrenza
battendoli sul loro stesso
terreno, ma con degli accorgimenti
totalmente nuovi e diversi.
Ed ecco che serve la fantasia.
Organizzare il meglio in minor
spazio, a costi più bassi, su servizi
più attenti e vicini al cliente,
con velocità e maggiore
offerta, concentrata in un solo
negozio. In questo modo ritengo
di avere il 75% in più d'affari
rispetto agli altri.
Piccolo è bello? Non so se questa
sia la corretta definizione del mio
showroom, ma certamente nel
piccolo c'è maggiore velocità di
servizio al cliente e maggiori soluzioni
proposte a costi che sono,
di conseguenza, minori rispetto
alle altre soluzioni adottate.
Come ho fatto? Semplice! Ho
osservato quanto siano elefantiaci
gli altri e mi sono organizzato
distinguendomi da loro,
pur restando nello stesso settore
merceologico.
In pratica è stato avvantaggiato
da una classe di negozianti
molto scadente, rispetto alla
quale lei è emerso per fantasia?
Jim Bennet: Attenzione però,
oggi si può dire che i miei colleghi
siano seduti sulle loro posizioni
perché ho realizzato il mio
showroom, ma prima loro erano
il mercato e ogni paragone partiva
da quanto rappresentavano.
Attualmente ho solo un vero
concorrente in questa zona: un
parchettista che ha azzerato
tutti i costi di locali, negozio e
showroom, e ha passato ogni
contatto con il pubblico al web,
ovvero ha solo un sito internet
e da quello riceve richieste, formula
preventivi e vende pavimenti
in legno. Non ci diamo
fastidio. Lui serve la periferia di
Fort Collins, coloro che sono in
difficoltà a raggiungere il centro
abitato, e io l'area urbana.
Cosa manca, secondo lei, al suo
showroom?
Jim Bennet: Avrei voluto uno
showroom che si concentrasse
progressivamente su un solo
ambito, potremmo definirlo “a
imbuto”, questo avrebbe significato
focalizzare l'itinerario del
visitatore su una parte finale,
che è poi quella che vede laggiù,
composta con una costellazione
di marmi colorati…
Perché non è possibile?
Jim Bennet: Per questioni ergonomiche
di circolazione delle
persone: si creerebbero delle
file di attesa impensabili in un
ambito commerciale. Le persone
si stancherebbero e andrebbero
via. Una dimensione a
imbuto è valida in un museo,
quando le persone pagano per
vedere.
::: UNA SQUADRA
DI PROFESSIONISTI
Quante visite riceve ogni giorno?
Jim Bennet: Abbiamo 20 contatti
quotidiani di coppie che contano,
con domande e trattative
in 9 - 12 occasioni; voglio dire
che ogni giorno ci sediamo sui
tavoli di ricezione del cliente
una decina di volte. Il fatto che
siamo in 4 a seguire il visitatore
non deriva dal numero di trattative,
ma dalla diversa specializzazione
che possiamo offrire, il
che comporta spesso il coinvolgimento
di tutti quanti sulla
medesima analisi. Questo fa
“scoppiare il cuore” di piacere al
cliente, che si vede così servito
da una squadra di professionisti.
Tutto questo è bellissimo, ma i
costi?
Jim Bennet: Non siamo ricchi e
non credo lo diventeremo, ma
viviamo dignitosamente. Il
nostro business è di 3 milioni di dollari all'anno e siamo in 6 a
lavorare qui dentro. Come trend
negli ultimi 5 anni cresciamo a
un ritmo del 6-7% annuo.
Sa quanto cresce la concorrenza?
Jim Bennet: Escluso il parchettista
che lavora via web, gli altri
crescono dell'1-2% annuo, in
alcuni casi hanno leggere perdite.
Posso affermare che io cresco
e loro sono fermi. Non
escludo che nel prossimo futuro
il mercato dei pavimenti in
legno si “sfoltirà”, estromettendo
3 o 4 operatori, attualmente
troppo lenti e poco qualificati
per operare.
A chi iniziasse oggi la sua attività
nel campo della ceramica,
pavimenti, finestre, scale e
tende, cosa consiglierebbe?
Jim Bennet: Decisamente di
organizzarsi in showroom, su
questo non ci sono dubbi.
Però non è sufficiente aprire e
basta, bisogna disegnare il
proprio locale secondo uno
stile proprio, che non è quello
dell'architetto o in semplice
antitesi alla concorrenza.
Serve un modo di comunicare
alla clientela che sia semplice,
diretto e quindi originale. Se
questo avviene, allora il cliente
si ricorderà di te, in caso
contrario ogni proposta si dà
per “già vista”.
Nei 4 anni di vita di questo
showroom (sono sul mercato da
27 anni, ma prima utilizzavo un
normale negozio che mi aveva
disegnato l'architetto), ho calcolato
che la “formula originale”
rispetto a quella tradizionale
che utilizzavo, mi rende il 39%
in più in affari e un +54% come
contatti e visibilità.
::: DUE SISTEMI A CONFRONTO
• Metodo tradizionale: un
ingresso, una cassa, un bancone.
Merce esposta utilizzando
sia le pareti sia scaffalature
centrali nel negozio. Un proprietario
e altri commessi.
• Metodo showroom: un ingresso,
una o più casse, molti punti
di assistenza alla clientela.
Merce esposta seguendo un
itinerario a tema (in genere
tanti quanti sono i settori merceologici
che il punto vendita
serve). Un proprietario, un
corpo di vendita specializzato,
impiegati amministrativi, utilizzo
di un forte apporto informatico
e illuminazione a giorno
con ampie, grandi e numerose
vetrate, che offrono
visioni in/out da e sulla strada
o parcheggio che sia.
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